Montegranaro_003Un’antichissima tradizione vorrebbe che nel territorio di Montegranaro fosse esistita l’antica città romana di “Beregra” o “Veregra” , col relativo “ager Veregranus”, adiacente agli “ager” di Firmum, Pausula  e Cluana. Quella a cui il Colucci assegna sicuramente la dignità di “Colonia“ dell’antica Roma fu, tra gli altri, citata da Tolomeo, dal Cluverio e da Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historia”, mentre nel Liber Coloniarum (trattato rifluito nel “corpus” degli scritti degli agrimensori) l’Ager Veregranus è ricordato dopo quello di Tolentino e Treia. L’ assenza di prove storico-documentali “certe” non consentono, al momento, di conoscere l’esatta collocazione dell’antica Veregra, mentre alcuni granai romani osservati e descritti nel passato e lo stesso toponimo fanno invece pensare all’antica mons Granarius come ad uno dei depositi di grano che i Romani disseminavano in posizione strategica per l’approvvigionamento dei legionari, soprattutto nei luoghi in cui la produzione cerealicola era molto abbondante. Il nome del paese affiora comunque dalla storia in un Decreto degli Imperatori Ludovico il Pio e Lotario, risalente all’anno 829 d.C. quando una parte rilevante del suo territorio con tre chiese e relativi beni mobili ed immobili, vennero donati alla potente Abbazia di Farfa. Montegranaro_001Da allora, e per oltre sette secoli, svolse la funzione di “corte granica” di quella Abbazia Benedettina e la maggior parte dei terreni e delle vigne furono cedute in enfiteusi a montegranaresi con pagamento di canoni annui molto tenui. Mons Granarius, intanto, era inevitabilmente ricaduto tra i possessi della altrettanto potente Città di Fermo, come uno dei suoi innumerevoli “castelli” e solo nella prima metà del XIII secolo ottenne la propria autonomia. Negli anni successivi fu più volte ripresa dai Signori di Fermo che si susseguirono al governo della vicina Città del Girone. Nel 1354 il Paese venne scomunicata dal Cardinale Albornoz, sceso in Italia per riportare ordine nello Stato della Chiesa e perdonata solo nel 1356, ultima dopo tutte le altre località, facendo inginocchiare davanti a lui il Sindaco Massuccio di Simone e dopo aver fatto giurare fedeltà sul vangelo ogni abitante. Il tempo delle Signorie vide in paese la nomina di Marco Zeno dei Conti di Venezia a Vicario, Rettore, Governatore e Padrone della Terra per conto di Papa Urbano VI (1379). Ma Marco era piuttosto filo-fermano ed i montegranaresi gli si ribellarono. Seguirono molti decenni insanguinati da lotte fratricide nell’ambito degli scontri tra guelfi e ghibellini. Il paese fu più volte preda degli uni e degli altri sino a che, alla fine del trecento, non ricadde nella dominazione fermana, in cui tra alti e bassi, rimase sino al primo trentennio del 400, signoreggiato da Ludovico Migliorati, a cui fu dato in Vicariato dal Concilio di Costanza (1414-1418), come si rileva da un Breve di Martino V risalente alla fine del 1417. Nel 1433 Francesco Sforza invase la Marca d’Ancona e per oltre dodici lunghi anni rimase padrone incontrastato della situazione. Montegranaro fu costretto a fornire al Marchese molti uomini armati e soprattutto grandi quantità di grano, orzo, spelta e biada. Nel corso di quel periodo il paese fu altresì costretto a durissimi sacrifici, anche finanziari, in quanto lo Sforza, come Tesoriere della Marca, gli impose tributi molto onerosi. A riguardo esistono ben trenta rogiti notarili relativi ai pagamenti di quei durissimi anni. Nonostante ciò Montegranaro si schierò col futuro Duca di Milano e Papa Eugenio IV lo  scomunicò nuovamente nel 1442. Ma i suoi abitanti vollero ritornare alla Chiesa e nel 1445, ancor prima che finisse la dominazione sforzesca, firmarono dei capitolati con Cardinali emissari del Pontefice e furono riabbracciati dalla Chiesa a cui restarono poi sempre fedeli. Dalla metà del ‘400 in poi cessarono le guerre che per secoli avevano devastato la Marca Anconitana e l’Italia intera. Negli oltre tre secoli che seguirono il Paese si resse con le proprie magistrature comunali e prosperò meravigliosamente nell’agricoltura,  soprattutto nel settore cerealicolo e nella produzione di vino ed olio. Tra la fine del ‘700 ed il primo decennio dell’800 a Montegranaro si iniziò la produzione della “chiochiera”, una sorta di pantofola di stoffa con la suola di pelle di cavallo. Fu l’inizio della fortuna della terra montegranarese. La manifattura iniziale progredì incredibilmente. Dalla pantofola si passò alla scarpa in pelle e la produzione, da artigianale, divenne proto-industriale, crescendo in maniera esponenziale, se si pensa che nel 1861 già si realizzavano oltre 120.000 paia di calzature all’anno, che divennero 300.000 nel 1887, oltre un milione di paia nel 1904 e così via.

 

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